IO LAVORO PER IL RE!

Tempo fa, ho visto in TV i preparativi per una certa colazione importante che la Regina d’Inghilterra avrebbe offerto a degli ospiti speciali. La tavola era di proporzioni gigantesche, piatti e posate, tazze disposti in maniera assolutamente simmetrica e misurati al centimetro (se non al millimetro). Fiori perfetti, tovaglia e tovaglioli senza l’ombra di una grinza. Il maggiordomo ne spiegava i dettagli al cronista e, alla conclusione, ha osservato: “Quando tutto è pronto, la Regina viene e osserva se tutto è in ordine fino ai minimi particolari”.

“È molto esigente?”

Dato che non si deve dire niente di denigratotio della Regina, il maggiordono ha concluso: “È molto attenta e non le sfugge nulla”.

Con la mia mente semplice, tutta la faccenda mi è sembata una grossa esagerazone. Preparare una tavola con squadra e compasso: che idea! Ci vuole solo la venerazione inglese per la casa reale per arrivare a tanto. D’altra parte...

D’altra parte, c’era anche qualcosa da imparare. Un salmo che si trova nella Bibbia, il Salmo 45, comincia così: “Mi ferve (mi brucia) in cuore una parla soave; io dico: «L’opera mia è per il re. La mia lingua sarà come la penna di un veloce scrittore...»”

Il salmista era pieno di entusiasmo, non poteva stare zitto e scoppiava di gioia al pensiero di poter servire il suo Signore che considerava “bello, più bello di tutti i figli degli uomini”. Voleva proclamarlo, dirlo a tutti. Non riusciva a contenere quello che sentiva in cuore. Voleva scrivere il suo salmo nel modo migliore!

Come credenti, siamo fieri e onorati di servire Dio, il Re dei re, ma quando veniamo al dunque ci accontentiamo spesso di fare per Lui un lavoro così così, pensando che Dio guarda al cuore e alla nostra buona volontà. Dopo tutto, la salvezza è per grazia e non per opere... E a forza di versetti male applicati, si scusa la nostra mediocrità.

Ma non ho l’impressione che Dio la veda esattamente così: quando si è trattato di costruire il tabernacolo, cioè la tenda in cui Lui avrebbe abitato per accompagnare il suo popolo nel deserto e in cammino verso la Terra Promessa, ne ha dettato tutti i minimi dettagli, le misure e ha specificato i materiali che si dovevano usare con una minuzia incredibile. Ha deciso Lui i colori dei tessuti delle tende e la disposizione dei vari oggetti. E ha riempito di Spirito Santo chi doveva fare i lavori manuali. Infatti, Lui non ci chiede di fare l’impossibile, ma promette di produrre in noi il “volere e l’agire”, cioè il desiderio e le capacità di compiere quello che Lui vuole.

Ma, per tornare alle istruzioni riguardo a come voleva essere adorato, Dio ha dato ordini precisi su come si dovevano fare i sacrifici e ha stabilito anche gli aromi da usare per comporre i profumi da bruciare nelle varie offerte. Chi trasgrediva, pagava caro, come accadde a due figli di Aronne che composero un profumo di loro invenzione e lo bruciarono. Avranno pensato: “Ma che differenza fa? Un profumo vale l’altro!”, ma furono puniti con la morte.

Le cose che facciamo per il Signore devono essere fatte al meglio e come vuole Lui.

Un salmista invitava: “Celebrate l’Eterno con la cetra, salmeggiate a Lui col salterio a dieci corde. Cantategli un cantico nuovo, sonate BENE (un’altra traduzione dice “maestrevolmente”, che è ancora più forte) e con gioia”. Il Signore vuole che lavoriamo bene. Che lo serviamo bene. A scuola gli studenti devono comportarsi bene e studiare bene, per onorare Dio e essere un buon esempio. A casa la mamma deve lavorare, stirare, cucinare bene per i suoi cari e per piacere al Signore. Al lavoro, in ufficio o nei campi dobbiamo lavorare bene, perché un lavoro fatto bene onora il Signore.

Nell’apparecchiare la tavola per gli ospiti della Regina d’Inghilterra, i suoi servi ce la mettono tutta, perché tutto sia perfetto e la Regina sia contenta. Noi dovremmo fare di meno, noi che serviamo il Re dei re?
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