La depressione

Maria Teresa, se hai posto per me nel tuo angolo, dimmi perché voglio solo dormire e non ho voglia di fare niente. Pensi che sono depressa? —Alma

I miei figli, quando sgamavo qualche loro marachella, mi dicevano ridendo che ero la Maga Circe. Anche per te, Alma, dovrei esserlo! Premetto che io non sono né infermiera, né dottore, né psicologa, né psichiatra. Perciò quello che ti dico, prendilo solo per quel che vale.

Uno dei miei figli dice: “Mamma ha solo il buon senso”. Infatti, è quello che ho, oltre a un grande rispetto per quello che la Bibbia dice. E il fatto che la uso per trovare le risposte a questioni difficili.

Allora, usando il mio buon senso, direi, per prima cosa, che oggi la depressione va un po’ troppo di moda e che, a volte, la si diagnostica molto frettolosamente. Dopo le feste, ci sentiamo un po’ giù, perché abbiamo lavorato troppo. Oppure siamo giù per qualche avvenimento recente che ci ha stressati, o si sono presentate delle circostanze di famiglia pesanti, come la malattia di una persona cara, o c’è stato qualche problema di lavoro o passiamo attraverso difficoltà finanziarie. Queste cose ci possono far sentire giù di morale, stanche e scoraggiarci. E pensiamo di essere andate in depressione.

La Bibbia racconta che Elia, un profeta dell’Antico Testamento, ha avuto una grande vittoria spirituale contro dei sacerdoti pagani. Avrebbe dovuto lodare Dio e rallegrarsi alla grande. Invece, ha saputo che la moglie del re, che era pagana e perfida, voleva farlo morire. È scappato pieno di paura e dopo essere fuggito per giorni, si è messo sotto un cespuglio e ha detto a Dio che voleva morire. Era andato in depressione!

Dio gli ha fatto staccare la spina. Gli ha fatto fare la dormita del secolo, gli ha provveduto del cibo buono e poi gli ha affdato un altro compito importante. A volte, per tirarci su, bisogna proprio staccare la spina, riposarci e prenderci un po’ di respiro. E poi riprendere la vita normale.

Se la cosa continua, senza correre subito dallo psicologo, non è sbagliato consultare un medico, per capire se non ci sia qualche problema di ormoni (non mi hai detto quanti anni hai!) o qualche altra disfunzione fisica.

Vedi un po’ tu. Molte volte la depressione dipende anche da un problema spirituale. Ne parleremo in seguito, se vuoi...

La Luce

Molti anni fa, ho ascoltato la testimonianza di un missionario che era stato prigioniero dei Giapponesi, durante la seconda guerra mondiale, e confinato in una cella totalmente buia per alcune settimane. All’inizio ha creduto di impazzire e ha gridato, rivolgendosi a Gesù: “Tu hai sofferto terribilmente qui sulla terra, ma in un buio come questo non ti ci sei mai trovato! Fai qualcosa e tirami fuori da quì!”.

Poco dopo gli è sembrato che una voce tranquilla, la voce di Gesù, gli dicesse: “Anch’io sono stato al buio. Per nove mesi nell’utero di Maria. Ti capisco”.

Quel pensiero gli ha infuso un’incredibile pace. Gesù aveva provato anche Lui il buio e, forse, la claustrofobia. Perciò sapeva come aiutarlo.

Per il Signore Gesù, il Figlio di Dio, il processo dell’incarnazione, nel ventre di Maria, deve essere stato davvero un sacrificio terribile, a cui pensiamo poco. Lui che ha dichiarato di essere “la luce del mondo” e che viveva in “una luce inaccessibile” nella perfezione del cielo (1 Timoteo 6:16), ha accettato di svilupparsi come un qualsiasi neonato e di rimanere rinchiuso al buio pesto per amore nostro.

Deve essere stato molto peggio che camminare nelle strade piene di sassi della Palestina, sentire la puzza delle fogne a cielo aperto , essere circondato da nugoli di mosche, stare accanto a gente che puzzava di sudore, dormire dove capitava e non avere un luogo che poteva chiamare suo, essere disprezzato e avere fame e sete.

Deve essere stato meglio solo della consapevolezza che una morte terribile sulla croce lo aspettava per fare l’espiazione dei peccati di tutta l’umanità e poi subirla e essere separato da suo Padre.

In questa stagione si parla molto del Bambino roseo e paffutello, cullato dalla mamma, riscaldato dal calore degli animali. E con gli angeli che cantano “gloria a Dio”. Un quadretto carino e oleografico, ma ben poco realistico.

Vi faccio una proposta: leggete, in questi giorni, in famiglia il racconto scarno della nascita di Gesù nel Vangelo di Luca (2:1-7) e fatelo seguire dalla descrizione dell’incarnazione descritta da San Paolo nella sua lettera ai Filippesi, capitolo 2.

Non sapete dove trovarlo nella Bibbia? Allora, leggiamolo insieme.

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù; il quale essendo in forma di Dio, non considerò una cosa da trattenere con avidità l’essere uguale a Dio, ma annullò se stesso, prendendo forma di servo e divenendo simile agli uomini; ed essendo trovato nell’esteriore come un uomo, abbassò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte , e alla morte della croce. Ed è perciò che Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto la terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre”.
E poi, se non lo avete mai fatto prima, ringraziate Dio per il dono ineffabile della sua salvezza.

Sarà per voi, il primo vero Natale.

Cose inglesi


Due liceali sono stati puniti perché hanno rifiutato di inginocchiarsi e partecipare a una preghiera a Allah, durante un corso di studio sulla religione musulmana. Un genitore ha protestato dicendo che non obbiettava al fatto che suo figlio fosse informato su altre religioni, ma che obbiettava al fatto che si chiedesse agli studenti di pregare un dio che essi credono sbagliato. E bravo lui!

Sempre in Inghilterra, un padre è stato arrestato e ha passato una notte in prigione, a causa di una denuncia per maltrattamenti al figlio di otto anni.

Cosa era successo? Il padre era andato al supermercato col figlio che si era poi allontanato per curiosare fra le corsie per conto suo. Quando il padre lo ha cercato, il bambino era introvabile. Cerca qui e carca lì, richiami con l’altoparlante. Niente.

Finalmente il bambino è stato trovato dal padre fuori dal negozio, nel parcheggio, in mezzo alle macchine. Il padre, allora, ha dato una bella sculacciata al ragazzo per fargli ricordare di non allontanarsi senza avvisare. Un passante ha visto la scena, ha preso il numero della targa della macchina e ha fatto la denuncia. La Polizia ha fatto il resto.

Il padre dopo aver spiegato ampiamente l’accaduto è stato rilasciato con le scuse dei poliziotti. Ma, dopo una notte al fresco!

E il ragazzo? Se le totò sono state abbastanza consistenti avrà imparato che è meglio non ripetere la fuga. Se erano blande, avrà capito come si fa a mandare in galera il padre. Basta una telefonata. Oggi, a forza di telefoni azzurri e di provvedimenti per la protezione dell’infanzia, ai genitori, piano piano, è tolta la prerogativa, data loro da Dio, di allevare i figli “in disciplina e ammonizione del Signore”, come insegna la Bibbia.

Una vicina difficile

La volta scorsa vi ho detto che tempo fa ho conquistato una vicina difficile. Adesso vi dico come.

Allora, era un tipo sui 60, coi capelli tinti nero corvino, le labbra sottili e sempre un po’ sarcastiche. E lo sguardo che sembrava sempre pronto alla battaglia. Ce l’aveva un po’ con tutti, perché sporcavano la scala, i bambini facevano chiasso, le donne sbattevano la loro polvere sulla sua biancheria stesa e, colmo dei colmi, non tutti la salutavano.

Viveva da sola e passava molto tempo seduta dietro una porta-finestra a tenere d’occhio la situazione e i vicini. Una volta mi ha detto che i miei bambini erano carini, ma un po’ troppo troppo “libertini”. Li avrei dovuti controllare di più!

Lei, dal canto suo, non controllava il volume mooooooolto alto della TV e vuotava il suo posacenere dalla finestra sulla biancheria stesa al piano di sotto.

Così ho deciso di passare all’offensiva e di mettere in pratica il versetto del vangelo che riporta le parole di Gesù: “Fate agli altri quello che vorreste fosse fatto a voi”.

Ho fatto una bella torta al cioccolato, soffice e saporita. L’ho farcita e l’ho ricoperta con la glassa, di cioccolata pure quella, NON ci ho messo dentro né del veleno né della purga. Poi sono andata a suonare alla sua porta.

“Chi ééééééé?”

“Sono Maria Teresa, la vicina, la mamma dei bambini vivaci!”

“Ah, adesso apro!” Sibilìo cigolante di quattro chiavistelli e la porta si socchiude.

“Ho fatto una torta per noi (era vero!) e ho pensato che le avrebbe fatto piacere assaggiarla...”

“E come mai, proprio io?”

“Così. Volevo dirle che le voglio bene e che mi dispiace che sia sempre sola. Un po’ di dolcezza nella vita non fa mai male...”

“Entri e la poggi lì sul tavolo. Non si doveva disturbare.” La sua sorpresa e il suo imbarazzo si potevano tagliare col coltello.

“Non voglio disturbare” ho detto. “Spero che le piaccia. E se vuole venire a trovarmi qualche volta...”

Silenzio. Ma i bambini “libertini” sono diventati improvvisamente “cocchini”, il portacenere è stato vuotato altrove e le labbra sottili e beffarde per me si sono aperte in un sorriso.

Volete la ricetta della torta magica? Cliccate sulla torta.

Ciao a chi c’è!

Oggi sono andata a fare la spesa e avevo riempito il mio carrello. Una donna si è fatta avanti con prepotenza e mi guarda, spinge un po’, si infila e poi mi dice: “Tanto, io ho fretta!” e comincia a scaricare il suo carrello. Perché io non avevo fretta?

Se c’è una cosa che mi fa andare su di giri è l’ingiustizia. Di qualsiasi tipo: al negozio, nel governo, coi vicini se non si comportano bene, quando vedo delle donne trattate male, o dei ragazzi che fanno gli arroganti e nessuno gli dice niente. Quando vedo una cosa sbagliata vorrei intervenire.

Ma mio marito, che è un vero sant’uomo, mi trattiene per un braccio e dice: “Lascia perdere!”.
E ha pure ragione. Tanto, quando mi arrabbio, il sangue marcio me lo faccio io e il mal di fegato viene a me. Non a chi fa l’ingiustizia.

Davanti a un torto ci sono sempre tre possibilità. Lasciar perdere e far finta di niente (di solito non ci si riesce!), fare una litigata oppure fare come ha detto Gesù: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te!” e vincere il male col bene. (Se non ci credi, vai nel Vangelo di Matteo capitolo 7 e versetto 12). Io voglio che gli altri siano gentili con me. Perciò io devo essere gentile con chi è maleducato. Perciò, con un certo sforzo ho detto alla donna che mi era passata avanti: “Va bene, passi pure!”.

Tornando alle parole di Gesù, hai notato che Gesù non ha detto “NON fare agli altri quello che non vorresti che facciano a te”, come sentiamo sempre dire.

Vivi e lascia vivere non era lo stile di Gesù. Lui ha detto: “FAI agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te”. Lui vuole che anche noi facciamo il bene e che passiamo sempre all’azione positiva. Il che fa una grande differenza...

La prossima volta vi dico come sono riuscita a farlo io con una mia vicina. Ciao!

Dimenticavo: se ti piacesse avere una copia del Vangelo, chiedimela! Te la mando! Nessun impegno: solo la voglia di esserti amica. Riciao!

Vita da cani

Ho sentito recentemente su CNN che, in America, sempre più persone chiedono al loro stato un sussidio per poter provvedere il cibo necessario al loro cane o gatto.

Il 6 dicembre, a Uno mattina, ho seguito una trasmissione in cui si lamentava l’aumento di persone che chiedono al veterinario di uccidere il loro cane, perché non sono più in grado di nutrirlo adeguatanente. Nobilmente il veterinario rifiutava di eseguire l’ordine. Dunque, probabile eutanasia per gli umani, ma non per gli animali.

Non c’è dubbio che le scatole di cibo speciale per animali domestici siano costose, come pure i saponi, lo shampoo, i deodoranti, i cappottini e le cucce. Ma sono necessari?

Gli animali sono simpatici e cari, ma non sono umani. Si devono trattare da animli.

Quando i nostri figli erano piccoli, abbiamo avuto un vero zoo in casa. Due barboncini (uno dopo l’altro), una coppia di canarini, una tartaruga, vari pesci rossi e, se ricordo bene, anche un criceto. Dimenticavo. Per alcune settimane, abbiamo allevato anche quattro pulcini che sono diventati presto quattro polli puzzolenti.

Per i canarini, i pulcini e i pesci compravamo il mangime, ma ai cani davamo gli avanzi dei nostri pasti, e la tartaruga e il criceto erano felici e beati con la verdura di scarto. Spesa per loro: zero. E, quanto a salute, stavano benone.

Noi umani siamo strani: ci lamentiamo che tutto costa troppo, ma quanto a risparmio siamo frane. Noi donne non compriamo più l’insalata e gli spinaci al mercato. Li vogliamo preparati, puliti e lavati in sacchetti, perché per lavarli ci vuole troppo tempo. Le patate devono essere già sbucciate e tagliate, pronte per essere buttate in padella. Le carote devono essere grattugiate, per metterle nell’insalata e non perdere tempo a pelarle. Buttiamo gli avanzi, non tocchiamo i cibi scaduti anche da un giorno solo, non laviamo più i fazzoletti, ma usiamo quelli di carta. I piatti e le posate di plastica li ammucchiamo nei bidoni della spazzatura. Perché faticare, se possiamo buttare? E se, così, tutto costa di più e inquina di più, pazienza! Quando decideranno di metterci una discarica sotto casa o di costruire un inceneritore, faremo uno sciopero o un sit in. Che problema c’è?

Al benessere ci si abitua molto presto e, se qualcosa ci viene a mancare, ci sentiamo martiri. Una vera vita da cani! Ma forse questa crisi ci farà anche del bene e ci aiuterà a apprezzare di più quello che abbiamo. Ci spingerà a considerare importante quello che pensiamo ci sia dovuto e naturale e per cui dimentichiamo troppo spesso di ringraziare Colui che è il Donatore di tutto.
Eh sì: non è male ricordare, ogni tanto, che la Bibbia dice categoricamente che l’ira di Dio cade su chi non è riconoscente. Davvero lo dice? Sì. Nel primo capitolo della lettera di S. Paolo ai Romani.

Che razza di cristiani siamo?

Salve, eccomi di nuovo a chiacchierare con voi. Vi avevo promesso di farvi leggere un foglietto scritto da Guglielmo, mio marito, intitolato CHE RAZZA DI CRISTIANI SIAMO? Eccolo.

Lo ha scritto più di 50 anni fa, eppure è molto attuale. Questo dimostra che il Vangelo va bene in tutte le epoche. Sia quella dei dinosauri che quella degli iPods.

“Sono Italiano” mi dice uno. Vuol dire, penso io, che è nato in Italia o, comunque, che è cittadino italiano. Lo dimostra con una carta d’identità. E, come italiano, farà attenzione a adempiere i suoi obblighi da buon cittadino.

“Sono un medico” mi dice un altro e io capisco che cosa ha studiato, che ha fatto l’università e ora ha il diritto di curare la gente.

“Sono cristiano” mi dice un altro. Beh, a questo punto non so esattamente cosa pensare. Sarà cristiano, ma non ho notato in lui niente di speciale e non sembra avere la minima idea di cosa abbia detto Cristo. Perciò mi domando che razza di cristiano sia. Essere italiano implica degli obblighi. Essere dottore anche.
È possibile che “essere cristiano” sia solo un modo di dire?

Quando glielo chiedo, mi spiega: “Sono stato battezzato cristiano”.

Ma che? È mai possibile che Cristo abbia inteso fare dei cristiani per mezzo di qualche goccia d’acqua versata sulla testolina di un bambino innocente? Che, in quel momento, non sapeva neppure quello che gli stavano facendo, non poteva dire il suo nome e neppure poteva dire se preferiva essere cristiano, buddista o musulmano.

Allora, che razza di cristiani siamo? Ogni giorno sentiamo notizie di rapine, omicidi, suicidi, delitti, processi, frodi e malvagità di ogni genere. Siamo arrivati al punto che è difficile fidarsi degli altri. Le serrature non sono una vera sicurezza per le case e le porte blindate neppure.

Le biciclette, le moto, le auto spariscono ogni giorno, malgrado le precauzioni di proteggerle. La corruzione aumenta. Donne e bambini o ragazzi più deboli e incapaci di difendersi sono aggrediti. Le autorità non riescono a frenare le truffe e neppure i preti riescono a tenersi lontani dagli scandali.

Perciò è sbagliato dire che siamo tutti cristiani, quando Cristo ha invece detto: “Amatevi gli uni gli altri” e il grande apostolo Paolo, uno dei missionari più grandi che sia mai esistito, ha detto ai cristiani: “Guardate che nessuno renda male per male. Anzi, procacciate il bene gli uni degli altri e il bene di tutti. Deponete tutte queste cose: ira, collera, maldicenza, malignità e non vi escano dalla bocca parole disoneste. Non mentite gli uni agli altri. Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare con le proprie mani. Se qualcuno non vuole lavorare, non deve neppure mangiare”.

Quanto sarebbe diverso il nostro paese, se i cristiani di nome fossero anche cristiani di fatto. Se le lezioni di etica e di morale ci potessero cambiare, saremmo tutti a posto, perché le prediche non ci mancano. E se il battesimo e altri riti religiosi ci potessero riformare, l’Italia sarebbe un paradiso.

La conoscenza di ciò che è bene e di quello che è male non ci manca. Ma non basta. L’unica cosa che ci può aiutare è capire le parole che Gesù ha detto duemila anni fa a un religioso e agire di conseguenza: “In verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio”.

Ecco allora il segreto. Ci vuole una nuova nascita spirituale, una rigenerazione fatta da Dio, affinché la nostra anima possa essere salvata e sia messa in grado di far piacere a Dio. La morale, i riti e le dottrine della chiesa non ci possono arrivare.

Questo argomento è così importante che vale la pena che tu lo approfondisca. Se vuoi ricevere più materiali che trattano questo soggetto basta scrivermi.

Il ragionamento fila, non ti pare? Oggi le cose sono ancora più facili: clicca su “Il tuo parere” e dimmi che cosa pensi. Ti aiuteremo a scoprire la verità.

Eccoci al gran finale della mia storia

o, meglio, al grande inizio della mia vita vera.

Eravamo rimaste al punto in cui ho fatto la preghiera dell’ateo: “Dio, se ci sei, fai qualcosa!”.

Il Signore ha risposto alla mia paura e alla mia preghiera confusa. Al momento non me ne sono resa conto, ma ora lo so. E come l’ha fatto? Ho ricordato che possedevo una Bibbia, che non aprivo mai perché avevo deciso che non ero un tipo religioso. E ho pensato che avrei fatto bene a leggerla.

Da bambina, ero andata in po’ alla Scuola domenicale, che è come il catechismo nella chiesa cattolica, ma non mi ricordavo un granché di quello che avevo imparato.

Così ho trovato la mia Bibbia in fondo a un cassetto e ho cominciato a leggerla.

Prima pagina e prima riga: “Nel principio Dio creò i cieli e la terra..”. Belle parole che non mi servivano. Lo sapevo che Dio aveva creato il mondo. Ho sfogliato alcuni capitoli, andando un po’ alla cieca. Poi sono finita nell’Apocalisse. Tutti quei discorsi di giudizi non li capivo e non facevano che aumentare la mia paura. Perfino i Salmi mi sembravano preghiere astruse e fuori del tempo.
Ero perplessa. Se quella era la Parola di Dio, perché non mi diceva nulla?

Ma ho continuato a leggere. Finalmente un giorno ho trovato la chiave per capire come è Dio, cosa vuole e cosa ha fatto. Un versetto del Vangelo di Giovanni riporta le parole di Gesù: “Chi ha visto me, ma visto il Padre”. E si è accesa la lampadina nella mia mente.

Mi sono detta: se leggo con attenzione come era Gesù, capisco come è Dio, suo Padre.

Così ho iniziato a leggere i Vangeli e ho scoperto delle cose magnifiche. Gesù era tenero coi bambini, gentile con le donne, toccava i lebbrosi, aveva compassione di chi piangeva e soffriva. Mettendo Gesù in relazione con Dio Padre, capivo che Dio è amorevole, pieno di compassione. Ma ho scoperto anche che Gesù non aveva pazienza con gli ipocriti e i falsi religiosi e che li smascherava senza mezzi termini. E io, mi sono riconosciuta totalmente IPOCRITA e perduta. Sembravo brava e buona fuori, è vero, ma dentro sapevo di essere bacata fino in fondo. Odiavo i nemici e, dentro ero ribelle ai genitori. Meritavo il giudizio di Dio.

Continuando a leggere ho scoperto che però c’era speranza. Ho capito che Gesù è morto per i peccati miei e quelli di tutto il mondo e poi è uscito vincitore dalla tomba, trionfando sulla morte. Cosa potevo volere di più? Se Dio era così, pronto a pagare con la vita per i miei peccati e a regalarmi la salvezza se avessi creduto di cuore in Lui, non potevo e non dovevo più esitare. Volevo essere sua. Gli ho chiesto perdono per la mia ipocrisia e malvagità, ho accettato il dono del suo amore e della sua salvezza. E gli ho detto che volevo seguirlo e servirlo ogni giorno della mia vita. E così ho fatto. Lì è cominciato il mio nuovo viaggio di fede.

Ecco qualche semplice consiglio per chi si avvicina alla Bibbia.

  1. La Parola di Dio, la Bibbia, è bene cominciare a leggerla dai Vangeli e continuare poi con tutto il Nuovo Testamento. In un secondo tempo, ci si potrà avvicinare alle ricchezze del Vecchio Testamento.
  2. Non bisogna leggere la Bibbia saltando qua e là cercando “la parola del giorno” come se fosse l’oroscopo. Facendo così non si può capirne il messaggio.
  3. Bisogna leggerla con un cuore onesto e ammettendo che sia il Libro di Dio e che possa parlare personalmente all’individuo.
  4. Bisogna credere a quello che c’è scritto e essere pronti a ubbidire a quello che si è capito.

Adesso vi saluto. D’ora in poi, parleremo di tutto. Nel mio angolo c’è posto per tutti e tutto.

Eccomi a voi! Grazie a chi mi ha contattata

Vi ho detto che vi avrei raccontato come mi sono innamorata del Vangelo. In una famiglia evangelica ci sono nata, ma come si nasce non ha molta importanza. Nessuno nasce cristiano e non lo diventa perché qualcuno lo decide per lui.

I miei genitori andavano alla chiesa evangelica ogni domenica e io andavo con loro, naturalmente. Nella chiesa evangelica non ci sono preti e la messa noi la chiamiamo culto. Consiste nel cantare dei canti che parlano e lodano Dio, di preghiere in cui si parla con Dio spontaneamente. Poi c’è una spiegazione del vangelo fatta da uno che lo ha letto e studiato. In alcune chiese lo chiamano “pastore”, in altre “anziano”, in altre “responsabile”.

Io andavo al culto, ma non mi importava molto di quello che succedeva e non ascoltavo molto la predica. Mi ero fatta un’idea molto stupida (adesso lo capisco, ma allora no): pensavo che uno nasceva con la tendenza a essere religioso e un altro no. Io non pensavo di essere un tipo religioso.

C’erano mille altre cose che mi interessavano: mi piaceva studiare, leggere, ascoltare la musica, fare camminate sulle colline genovesi o delle grandi nuotate d’estate. Tutto andava bene.
Quando ero alle superiori, è scoppiata la seconda guerra mondiale.

A Genova sono cominciati i bombardamenti di notte. E le bombe cadevano dove capitava. Una ha preso anche l’angolo del palazzo in cui abitavo, ma il nostro appartamento non è stato danneggato. Sono solo andati in frantumi i vetri delle finestre.

La guerra è una cosa strana: ci si abitua. Come vediamo oggi in TV in Iraq e i Afghanistan. Può saltare tutto in aria, ma la vita va avanti e si fanno le cose a cui si è abituati... Di giorno andavo a scuola, di notte, se suonavano le sirene dell’allarme, si scendeva nel rifugio. Sembrava una grossa avventura e Mussolini diceva che sarebbe finita presto. Con una grande vittoria, naturalmente.
Via via, le cose diventavano più serie. Più bombe, più morti (anche qualche mio compagno di scuola). Un paio di professori ebrei sono spariti e non sono più tornati dal campo di sterminio.
E io ho cominciato a avere molta paura di morire. Se c’è Dio e se devo rendere conto a Lui della mia vita, cosa gli racconto? Mi dicevo.

Non volevo troppo confidarmi coi miei genitori e mi tenevo la mia paura. Questo è durato parecchi mesi, finché non ne ho potuto più e ho fatto una specie di preghiera e ho detto: “Dio, se ci sei, fai qualcosa, perché io avanti così non vado! Sono a pezzi.”

Non è successo niente di eclatante, ma sono sicura che Dio mi ha risposto, dandomi un’idea.
Sapete, allora, pensavo che Dio fosse un tipo lontano che non si occupava della gente. A scuola era chiamato Essere perfettissimo, Ente supremo, Creatore e Signore, ma non ci spiegavano mai, neppure il professore di religione, com’era, cosa faceva e cosa voleva. Ora so che non è così. È un Dio personale che si occupa di me, mi vuol bene, si occupa dei miei problemi e mi risponde.Adesso volete sapere come mi ha risposto quando gli ho fatto quella preghiera disperata. Ve lo dico la prossima volta.
Ciao!

Oggi vi devo parlare un po’ di più di mio marito,

perché verrà fuori spesso nelle mie chiacchierate. È la persona che stimo e ammiro di più. E i suoi consigli sono apprezzatissimi (anche lui ha un blog che si chiama
A occhio nudo. Andate a cercarlo, se lo volete conoscere!)

Vi ho detto che è americano e che viene dallo Stato di Michigan. Lì ci sono le fabbriche di automobili e oggi c’è un bel po’ di crisi. Molti hanno perso il lavoro e la gente tira un po’ la cinghia. Anche se per gli americani tirare la cinghia vuol dire andare un po’ meno al ristorante e non comprarsi tanto facilmente una macchina nuova.

Mio marito sta in Italia da quasi 60 anni. In America si chiama William, che poi, per qualche strana ragione come diminutivo in inglese diventa Bill. Manco si chiamasse Billiam! In Italia lo chiamano Guglielmo, come l’Impertatore di Germania e Guglielmo Tell.

Questo mi fa venire in mente che la prima persona di cui da bambina mi sono presa una cotta si chiamava anche lui Guglielmo. Guglielmo Castello che era un tenore e cantava alla radio. Io lo immaginavo come un guerriero col l’elmo che abitava in un bellissimo castello. Una meraviglia. Quando ho visto la sua foto sul RADIOCORRIERE, la cotta mi è passata. Era vecchio e pelato.
E non aveva un castello.




Il “mio” Guglielmo è laureato in psicologia e ha anche una laurea in teologia che ha conseguita dopo un bel po’ che eravamo sposati. Perché si è stabilito in Italia? Ha pensato che voleva stare nel nostro paese per far conoscere il messaggio semplice e genuino del Vangelo. Senza tutte le complicazioni delle religioni ufficiali.

Era molto giovane e ha imparato l’italiano a Napoli, che poi ha perfezionato all’Università di Siena.

È un tipo che mi è piaciuto subito appena l’ho conosciuto, perché era serio e sapeva quello che voleva fare. Aveva fatto anche il giornalista e mi piaceva come scriveva in modo semplice e senza paroloni (quelli italiani non li sapeva e quelli inglesi non li usava). Voleva scrivere roba semplice che spiegasse bene perché Gesù era venuto in terra e che cosa volesse dire essere cristiano (prossimamente vi farò leggere un foglietto che ha scritto e che si intitiola
“Che razza di cristiani siamo?”).

Il nostro non è stato amore a prima vista, ma stima e amicizia a prima vista sì. Ci siamo sposati dopo sei anni che ci conoscevamo e abbiamo imparato tanti segreti su come andare d’accordo e aiutarci nelle varie circostanze della vita.
Nell’ambiente evangelico siamo concosciuti come una coppia felice e la gente ci telefona e scrive per parlarci dei problemi che incontra. Non diamo mai risposte nostre, perché nella Bibbia ci sono già. Noi aiutiamo chi non le conosce a trovarle. Spero che ne potrò parlare anche con voi. Basta cercarmi.

Ci sentiamo la prossima volta e vi racconto come mi sono innamorata del Vangelo, che è una parte della Bibbia.

Ciao e alla prossima.

Ecco chi sono

Mi chiamo Maria Teresa e sono una donna coi capelli grigi, data la mia bella età. Non vi dico quanti anni ho, ma lo indovinerete facendo in po’ di conti.

Sono sposata con un americano che sta in Italia da 60 anni e che ormai preferisce la pasta agli hamburger. E che, quando vede un bel paesaggio in Italia, mi dice: “Ma un posto così dove lo troveresti in America?” Eppure viene da uno stato molto bello, il Michigan.

Certo le nostre montagne lì se le sognano... Ma in autunno nei loro boschi le foglie degli alberi si incendiano di colori rossi, arancione e gialli. Quelli non ce li sognamo noi!

Abbiamo quattro figli sposati, tre maschi e una femmina, e dodici nipoti. Il più grande ha 23 anni e insegna italiano in America, un altro si sta per sposare, e la più piccola ha due anni e mezzo. Non ce l’aspettavamo e pensavamo che la produzione di nipoti si fosse fermata. Invece... sorpresa!

Pensate che, dato che la mamma non è più giovanissima, i medici insistevano che abortisse. I genitori hanno rifiutato energicamente e lei è venuta bella, sana, vivace e piena di curiosità. Ora ha tre sorelle, un padre e una madre, oltre a molti amici, che la spupazzano alla grande. Considerando la situazione non è affatto viziata.

Tornando a me, sono nata in Trentino perché mio padre, che era un ufficiale di fanteria, allora era lì col reggimento. Per alcuni anni siamo stati in Venezia Giulia e poi ci siamo trasferiti a Genova.

A Genova ho fatto dalla quarta elementare fino all’Università (mi sono laureata in lettere) e ci ho passato gli anni della seconda guera mondiale.

Ho avuto molte benedizioni (sì, le chiamo benedizioni , perché sono sicura che Dio ha tenuto sempre il suo occhio su di me e io non mi curavo affatto di Lui). I miei genitori si amavano e non li ho mai sentiti litigare. Mi volevano bene anche se erano all’antica e molto severi. Mi hanno abituata a ubbidire e a non fare storia. Mi hanno anche insegnato a lavorare, sebbene finanziariamente stessero abbastanza bene. Per esempio, prima di andare a scuola dovevo farmi il letto e, se non lo facevo, lo ritrovavo sfatto con le lenzuola tutte tolte.

Un’altra benedizione è stata la salute (magari avessi avuto qualche scusa per non andare a scuola!) e un’altra ancora il fatto che, a un certo punto, ho trovato una fede vera in Dio.

Ma di questo parliamo un’altra volta.

Un indizio per scoprire la mia età. Ero in prima media (allora si chiamava Ginnasio) quando Mussolini ha cominciato a fare guerra all’Etiopia, che allora si chiamava Abissinia. Non chiedetemi perché.

Ci sentiamo!