Sposati è bello!


Col suo terzo “MA IO VI DICO”, Gesù va sullo specifico e tocca un tasto molto delicato.

“Fu detto: Chiunque ripudia sua moglie le dia l’atto di ripudio”, MA IO VI DICO: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette aduterio” (Matteo 5:31,32).  

Non intendo addentrarmi nei meandri della dottrina e dei punti di vista sul ripudio e il divorzio. Mio marito ci ha scritto già su un libro molto esauriente dal titolo: PENSI AL DIVORZIO? che voi potete procurarvi ordinandolo sul nostro sito (il libro è in ristampa e uscirà nel mese di settembre 2011).  

Voglio solo sottolineare che Gesù considerava il matrimonio una cosa molto seria e sacra, in una società che lo prendeva piuttosto alla leggera. Nel Vangelo di Marco (10:4-9), sullo stesso soggetto, ha detto che Mosè aveva permesso di scrivere un atto di divorzio e mandare via la moglie a causa della durezza del cuore della gente, ma ha aggiunto: “Ma al principio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una sola carne. Talché non sono più due, ma una stessa carne. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”.  

Il piano di Dio è meraviglioso: Egli ha concepito che due persone diverse per sesso e provenienza possano unirsi e diventare una cosa sola: anima, corpo e spirito. Esse fondono le loro personalità, loro gusti, amalgamano i loro caratteri armonicamente, in modo da completarsi e funzionare di comune accordo. Non solo: uniscono gioiosamente i loro corpi sessualmente per godere di un’unità fisica, che eventualmente porterà anche alla procreazione di figli. E in più, si uniscono spiritualmente e adorano lo stesso Dio e vivono per fargli piacere. Non si può immaginare niente di più straordinariamente completo.

Ma perché tante coppie si separano e il numero dei divorzi cresce in maniera esponenziale? L’ingresso del peccato, commesso dalla prima coppia, ha influenzato ogni essere umano ed è stato un vero cataclisma cosmico. Egoismo, insoddisfazione, maschilismo, femminismo hanno sciupato l’amore, la gioia e l’altruismo che Dio aveva pianificati. L’unità nella coppia, di conseguenza, è diventata difficile. A volte impossibile.

Però, fra credenti, la cosa dovrebbe (e può) essere diversa. Chiaro: un vero credente dovrebbe sposare una vera credente, come Dio ha ordinato categoricamente (2 Corinzi 6:14,15). Altrimenti si parte col piede sbagliato.

È semplice capirne il perché. Chi è “nato di nuovo” ha delle potenzialità che possono rendere bello il suo matrimonio. Ha “la natura divina” (2 Pietro 1:4), “ha la mente di Cristo” (1 Corinzi 2:16), è “una nuova creatura” (2 Corinzi 5:17), il suo corpo è “il tempio dello Spirito Santo” (1 Corinzi 6:19), per mezzo di Cristo ha la forza di vincere il peccato (Filippesi 4:13) e ha uno scopo molto preciso: piacere a Dio e fare piacere al proprio coniuge.

Con queste premesse, il matrimonio può diventare, oltre a uno stato piacevolissimo, anche una scuola di altruismo, di donazione di sé, di rinuncia ai propri diritti, di gioia nel compiacere l’altro e di profonda soddisfazione nel mandare a effetto il piano immaginato da Dio al principio.

Una volta Pietro, pensando al matrimonio (lui che era già sposato) ha esclamato al Signore che era meglio non sposarsi. Era una delle sue esternazioni buttate lì senza pensare.
 
No. Sposarsi è bello e rimanere sposati è ancora più bello (io e Bill andiamo verso i 55 anni di matrimonio!). Ma perché una cosa riesca bene, bisogna prima ubbidire a Dio e poi lavorarci. Ogni giorno.
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