Stiamo traslocando....


Ce ne andiamo da Castel Madama, una deliziosa località ai confini del Lazio con l’Abruzzo, e torniamo a Roma. Una casa più piccola, vicina alla chiesa e non lontana dall’ufficio. Più comoda per certi versi e per altri un po’ meno piacevole per l’aria meno pulita e la mancanza dell’atmosfera casereccia di un paese di poche migliaia di abitanti. È, per quello che ne sappiamo, il nostro penultimo trasferimento. Il prossimo, quando Lui vorrà, sarà nella casa che il Signore ci sta preparando in cielo.

Quando si trasloca si aprono cassetti che non si aprivano da anni e si ritrovano cose che si erano dimenticate. Si butta molta cianfrusaglia. Magari lo fosse fatto prima!

In un cassetto, ho trovato una busta bella grassoccia e rigonfia con la scritta “Lettere belle”.

“Fammi vedere cosa c’è dentro” mi sono detta. Lettere di amici, biglietti di figli e nipoti, dichiarazioni di amore – indovinate da chi! – per quando tornavo da un convegno, che mi teneva lontana da casa per qualche giorno.

Alcune letterine dei figli, quando erano piccoli, hanno fatto affiorare mille ricordi.

“In America i wursti (wurstel) si chiamano “cani caldi” (hot dogs), ma sono come quelli in Italia” ha scitto uno.

“Nonna, sei grande!” ha deciso un nipote.

“Mamma, ti vollio tanto bene e vollio essere bravo” ha detto uno, evidentemente dopo una marachella perdonata.

Una lettera mi ha dato molta tristezza. Era rivolta a mio marito e a me e scritta fitta fitta da un giovane che aveva professato di convertirsi forse venti o venticinque anni fa, che diceva quanto aveva imparato a amare il Signore dagli studi biblici che aveva seguiti, quanto il nostro esempio lo aveva aiutato, quanto voleva seguire il Signore e fare la sua volontà e quanto gli era importante la Parola di Dio.

Lo ricordo perfettamente: era davvero un ragazzo d’oro, pronto a servire e a imparare. Gli si poteva chiedere qualsiasi cosa e la faceva. Ad un tratto, si è allontanato dal Signore, dai credenti, da ogni attività. Ha tagliato i ponti e non c’è stato più verso di riprendere i contatti e capire i suoi “perché”.

Nella parabola del Seminatore, Gesù ha spiegato che il Seminatore esce a seminare  la Parola di Dio, che è paragonata a un buon seme. Questo seme cade in quattro tipi di terreno, che rappresentano i cuori delle persone che ascoltano il Vangelo.

C’è un terreno duro e insensibile, nel quale la Parola non penetra. C’è un terreno roccioso, in cui il seme germoglia, ma dato che è in poca terra, appassisce. C’è un terreno in cui il seme attecchisce, ma che poi è circondato da spine e rovi (evidentemente non è stato ben curato) che lo soffocano.
Infine, c’è un terreno buono e fertile dove il seme produce molto frutto e rappresenta un cuore “onesto e buono” che riceve la Parola e l’assimila.

Chi annuncia la Parola di Dio e cerca di spiegarla (e l’annafia con la preghiera e la perseveranza), incontra tutti questi tipi di terreno. È una grande tristezza conoscere e curare pesone che assomigliano al terreno che sembra produrre un bel frutto, ma nel quale il seme non mette poi radici profonde. Una piccola crescita. Poi più nulla. In quei casi, si dice sospirando: “Si vede che non era un vero credente...”.

Solo Dio vede nei cuori e sa di che tipo di terreno sono fatte le persone. Solo Lui segue il seme e non lo perde di vista. Solo Lui sa chi è un vero o un falso credente e il suo giudizio è e sarà perfetto. Io non ho il diritto di giudicare. Ho il compito di seminare e curare chi lo riceve.

Ma ho anche la grande consolazione di aggrapparmi al versetto in Filippesi 1:6 che dice che “Colui (Dio) che ha cominciato una buona opera in noi la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo”. Perciò continuo a pregare per il seme in tutti i terreni in cui  semino.  Non solo. Ricordo la parabola del figlio prodigo, che si è allontanato dalla casa del padre, ha dilapidato le sue sostanze, ma, a un certo punto si è reso conto di essere un perfetto idiota e si è ravveduto. È tornato da suo padre, gli ha chiesto perdono, senza cercare scusanti, ed è stato accolto da due braccia piene di amore.

A “certi terreni”, in cui il buon seme era caduto e sembrava perduto, ho visto succedere esattamente questo: sono tornati dal Padre pentiti. Alcuni  sul letto di morte. Perciò continuo a seminare.

Tu, di che terreno sei?
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