Mi sembra il comandamento più difficile!


“Al mio cane manca solo la parola” mi hanno detto in tanti. “È come un parente”.
A volte, sembra che gli animali ragionino, ma, in realtà, fra loro e gli umani ci sono due grosse differenze: la ragione e la parola.

La capacità di ragionare, di formulare pensieri astratti, di coordinare i propri pensieri, proponendo e scartando varie ipotesi e addirittura arrivando alla creazione di nuovi concetti, appartiene solo all’uomo e questo lo rende somigliante al suo Creatore.

Ma poter ragionare non basta. La ragione ha bisogno di esprimersi e di comunicare il proprio pensiero, trasmettere e confrontare le proprie conclusioni e idee con quelle del prossimo. E così l’uomo è dotato dello stesso meraviglioso dono che Dio stesso usa per farsi conoscere: la parola.

Qual è, allora, la perversione più grande, l’abuso più brutto che l’uomo possa fare di questa sua meravigliosa capacità che lo assomiglia a Dio? È mentire, affermare il falso.

La Bibbia dichiara che “Dio non può mentire” e che è incapace di usare la sua ragione per ingannare. D’altro canto, come ha dichiarato Gesù, il diavolo “non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando parla dice il falso, parla di quel ch’è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44).

Non c’è da meravigliarsi, allora, che il nono comandamento dato da Dio a Mosè sul monte Sinai, dica: “Non attestare il falso contro il tuo prossimo” (Esodo 10:16). Mentire significa mettersi apertamente dalla parte di Satana. Significa negare il senso della propria umanità, creata per esprimere la verità.

Gesù ha detto rivolgendosi al Padre: “La tua parola è verità” (Giovanni 17:17) e ha dichiarato che ciò che Dio dice è sempre vero e esprime il suo carattere. Lo stesso è per noi. Le nostre parole rispecchiano ciò che siamo. Se dico cose false significa che sono disonesto. Se non sono sincera, dimostro di essere ipocrita. Se la mia lingua è tagliente, vuol dire che sono crudele. Se dico cose ambigue, sono poco limpido. Se alzo la voce per avere ragione, sono prepotente.

“Non attestare il falso”, significa non dire bugie, neppure a fin di bene. A volte sembra di ferire dicendo la verità, ma la verità detta con amore non ferisce, piuttosto guarisce. A parte il fatto che una  bugia deve essere sempre coperta da un’altra bugia, per cui non si sa più dove si va a finire.

Allora, come si fa a non trasgredire a questo nono comandamento? È difficile, ma c’è qualche indicazione utile.  

La prima è così evidente che sembra banale. Dire sempre la verità, come dice la lettera scritta da Paolo ai credenti di Efeso e non dire niente di cui non si è sicuri: “Bandita la mezogna, ognuno dica la verità al suo prossimo” (4:13).

Questo riguarda specialmente le calunnie e i pettegolezzi, che sono troppi in tutti gli ambienti. Se pensi, immagini, hai sentito qualcosa di negativo su qualcuno, tienilo per te. Anche se è forse vero, non serve a niente propagarlo.  

Un giorno, un giovane andò a chiedere perdono a una persona anziana, di cui aveva detto molto male. Fu perdonato.

Poi il giovane chiese come poteva rimediare. “Vieni con me” gli disse il vecchio, che si mise sotto il braccio un cuscino pieno di piume.

I due andarono su una terrazza molto alta e il vecchio lasciò andare libere le piume del cuscino, che volarono nel vento.

“Queste piume sono come le tue parole” disse. “Se tu potessi raccoglierle tutte, potresti rimediare al male che hai fatto. Le tue parole sono andate ovunque”. Una lezione molto chiara e terribilmente umiliante.

La seconda cosa importante è parlare poco, pesando quello che si dice. Si parla troppo a vanvera e senza pensare alle conseguenze. A volte si fanno delle battute cattive solo perché suonano spiritose. Gesù ha ammonito: “Di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; perché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato” (Matteo 12:36,37). Un ammonimento che dovrebbe tenerci tutti sull’attenti.

Terza cosa: parlare con semplicità e schiettezza. “Sia il vostro parlare sì, sì e no, no. Il di più viene dal maligno” ha detto Gesù (Matteo 5:37). Non usare rigiri ambigui di parole,  metafore o paradossi. “Parla come mangi” dicevano i vecchi, una volta, quando qualcuno non si spiegava chiaramente. Usare parole chiare non crea malintesi.

Quarta cosa: non dire necessariamente tutto quello che si sa, anche se è vero. A volte, può essere crudele, altre volte, può essere una profonda sciocchezza.

Quinta cosa: pregare ogni giorno, come il Salmista, che diceva: “Signore, metti una guardia davanti alla mia bocca, sorveglia l’uscio delle mie labbra” (141:3).

Ho detto che questo è il comandamento più difficile e solo Dio ci può aiutare a tentare di ubbidirlo. Ma, soprattutto, ringraziamolo che la sua salvezza è per grazia e non per opere. Altrimenti non so per voi, ma io non avrei speranza...

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3 commenti:

  1. Salve, dall’albero buono nascono buoni frutti, se le opere non servono alla salvezza, come si fa a capire se la fede è vera? Se l’anziano non perdonava e non mostrava gli errori come poteva il giovane imparare la lezione? Se il giovane non aveva da imparare nulla ed aveva già la fede perché andare a chiedere perdono?
    Dal racconto si capisce invece che entrambe sono importanti.

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  2. Pier Luigi Voltron2/11/11 23:03

    Gentile Dott.ssa Teresa, mi ha molto colpito la sua riflessione ricca di spunti e di riferimenti che risultano sempre essere di attualità, sopratutto in una società come quella di oggi oramai martoriata dalle parole e dalla frenesia egocentrica del doversi raccontare.
    "Un giorno un giovane incontrò una vecchia di cui aveva parlato male per chiederle scusa, la vecchia lo perdonò e poi gli chiese di effettuargli windows update.
    Il ragazzo si rese conto che erano disponibili 257 aggiornamenti critici fra cui
    il Security Update K2509553"
    Cordialità

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  3. @ Anonimo:
    Hai ragione: fede e opere devono andare di pari passo, ma le opere, per essere "buone" devono essere la dimostrazione della fede profonda e ben radicata in Gesù.


    @ Pier Luigi Voltron:
    Grazie del commento. Vorresti dire che è rischioso chiedere perdono? Forse lo è, ma vale sempre la pena.

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