Non lo amo più... Datti una calmata 2

Oggi continuiamo a parlare di chi dice di suo marito: “Non lo amo più”oppure “non siamo fatti l’uno per l’altro”. Penso soprattutto a una giovane donna, che chiamo Mirella, che me lo ha detto poco tempo fa.

In inglese, questa affermazione si descriverebbe come “fall out of love” ovvero “cadere fuori dall’amore”. Il che non suona così catastrofico e definitivo come l’italiano “non lo amo più”. Infatti se si cade fuori da una cosa (a meno che non sia una finestra del quinto piano di un palazzo) si può sempre tornare dentro. Nel tuo caso, tornare a essere “in love”, innamorata è possibile e di questa possibilità voglio parlare. E, meglio ancora, voglio darti la formula infallibile per restare dentro nell’amore.

Dato che mi hai detto che sei credente, che hai accolto Gesù nella tua vita e che tuo marito ha fatto altrettanto, potete partire col piede giusto.

Permettimi una piccola, ma importante, digressione teologica. Niente paura: sarà breve.

La Bibbia insegna che siamo composti da tre elementi: anima, corpo e spirito.

Il corpo sappiamo cos’è e deve essere tenuto in grande rispetto e deve essere curato. Nel matrimonio è uno strumento particolarmente importante per dimostrare l’amore e per darsi fisicamente al proprio marito. Se vi siete sposati, suppongo che una certa attrazione fisica l’abbiate provata. Attenzione a che l’intimità sessuale non diventi un’arma di ricatto, di vendetta. Molte cattiverie matrimoniali avvengono proprio in camera da letto.

L’anima costituisce la nostra personalità, i sentimenti, il nostro carattere. Ognuno di noi ha la sua personalità, con pregi e difetti, ed è importante che la plasmiamo, con l’aiuto di Dio, in modo da mettere in risalto i suoi lati buoni e controllare quelli negativi. Un lavoro che praticamente dura tutta la vita e che è particolarmente importante quando si vive insieme e Dio vuole che diventiamo “una cosa sola”.

Poi c’è lo spirito. E questo è l’elemento più importante, perché è la parte di noi che può avere contatto con Dio e può aiutarci a risolvere anche i problemi umani più spinosi. Ma c’è un “ma”.

In ogni persona che nasce in questo mondo lo spirito è morto, immerso nella realtà di una natura che tende a peccare ed è separata da Dio. Non possiede nessuna scintilla divina, come direbbero alcuni filosofi. Nasciamo tutti separati da Dio e con una tendenza indomabile a peccare.

Lo spirito morto deve essere perciò vivificato, deve ricevere una nuova vita. Gesù l’ha spiegato chiaramente a un uomo religioso, Nicodemo, quando gli ha detto: “Tu devi nascere di nuovo”.

Quando uno si riconosce peccatore, perduto e senza speranza, e si affida a Gesù riconoscendolo come unico Signore e Salvatore, Dio compie in lui questo miracolo e innesta in lui una nuova vita, la vita eterna. Lo salva e fa di lui un suo figlio.

Due persone che hanno fatto questa esperienza (e tu, Mirella, e tuo marito dite di averla fatta) sono in relazione con Dio, possono parlare con Lui in preghiera come a un padre e possono ascoltare ciò che Lui ha detto nella sua Parola. In più, Dio promette loro il suo aiuto. Lui è il garante del vostro patto!

Adesso si tratta di lavorare su questa base. Volete provarci?

Per prima cosa, dovete averne voglia e mi auguro che l’abbiate. Se no, state molto male. E, per quello che riguarda la mia esperienza di consulenza casereccia, non avete molte speranze.

In secondo luogo, dovete essere disposti e determinati a prendere sul serio la Parola di Dio e decidere che la metterete in pratica. Magari con lagrime e fatica, ma che lo farete. È l’unica guida valida.

Terzo, dovete sgombrare il terreno da tutte le cattiverie che probabilmente vi siete fatti e detti (parole dure, insulti, indifferenza, atti dettati dall’egoismo, dispetti e ripicche) e perdonarvi reciprocamente. Senza un perdono onesto e sincero, non andrete da nessuna parte e ricomincerete a litigare.

Quarto, rileggete prima da soli e poi insieme, i capitoli 4 e 5 della lettera agli Efesini, cominciando dal v. 17 del capitolo 4 e finendo col v. 33 del capitolo 5.

Fatelo con sottomissione dato che è Dio stesso che vi parla. Siate severi solo con voi stessi. Non difendetevi, non scusatevi. Ripromettetevi di mettere in pratica quello che leggete.

Poi pregate confessando il vostro peccato di egoismo e la vostra disubbidienza ai comandi di Dio e chiedetegli l’aiuto per farlo. Fatelo separatamente e poi fatelo insieme.

Piangete, guardatevi negli occhi, promettete di aiutavi l’un l’altro.

Infine, non pensate che tutto diventerà perfetto da un giorno all’altro. La vita cristiana è fatta di tre passi avanti e due indietro. Ma andate avanti e rientrate nel vostro amore.

Dio lo vuole e perciò vi aiuterà.

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