Festa grande in cielo!



“Tu non mi puoi obbligare a fare quello che vuoi. Voglio toccare il fondo e fare a modo mio”. Così si è espresso il figlio di un nostro amico. Era un ragazzo cresciuto in una chiesa evangelica. Spero che abbia messo la testa a posto.

Mi auguro che nessuno di voi abbia un figlio ribelle. A mio marito e a me non è successo niente di simile e ne siamo infinitamente riconoscenti al Signore. Penso che io sarei andata ai matti dal dispiacere.

Su una vecchia VOCE del VANGELO, di 25 anni fa, ho trovato questi consigli basati sulla parabola del figlio prodigo, con particolare attenzione alla figura del padre, che simboleggia Dio. Spero che non vi debbano mai servire, però…

Rileggete, tanto per cominciare, la parabola nel capitolo 15 del Vangelo di Luca.

  1. Il padre non ha diseredato il figlio ribelle che gli chiedeva la sua parte di beni. Non lo ha minacciato. Non c’è segno di odio o di desiderio di vendetta nel suo atteggiamento. Non ha trattenuto il figlio. Ha semplicemente acconsentito alla sua richiesta e ha continuato a amarlo.
  2. Il padre non si è lasciato sopraffare dalla disperazione. Alcuni genitori cadono a pezzi (come penso sarebbe successo a me) se un figlio si ribella. Il padre della parabola non ha permesso che la condotta del figlio lo annientasse. Ha continuato a vivere e a amare.
  3. Il padre non ha inseguito il figlio. Spesso l’insistenza nel richiedere l’ubbidienza e le troppe esortazioni allontanano più che mai i figli dalla famiglia. Il padre descritto da Gesù ha lasciato il figlio libero. Alcuni rispettabilissimi servitori di Dio hanno fatto lo stesso con dei loro figli ribelli. Ci vuole molto coraggio a farlo, ne sono sicura, e in alcuni casi ha funzionato.
  4. Il padre non ha negato al figlio i suoi diritti, gli ha dato la sua parte di eredità. Non lo ha trattenuto con un ricatto, nonostante la mancanza di rispetto del figlio, che lo stava trattando come se fosse già morto. Fece come gli era chiesto.
  5. Il padre non smise mai di sperare. Continuò a aspettare il figlio ribelle, a tenere le braccia aperte, perdonandolo in cuor suo. Credeva, evidentemente, nel suo ravvedimento.
  6. Il padre non rinfacciò al figlio il male che aveva fatto. Il suo perdono fu incondizionato e totale. Il suo abbraccio pieno di amore, ha parlato più di mille discorsi.
  7. Il padre fece una grande festa quando il figlio tornò pentito e desideroso del suo perdono. La festa fu grande e completa. Non ci furono rimproveri e quelle terribili frasi che cominciano con : “Te lo avevo detto!” oppure “Se mi avessi dato retta!”.

Il padre della parabola è un simbolo del Padre celeste e al suo modo di trattare chi appartiene alla sua famiglia, ma non è ubbidiente e sottomesso a Lui.

Quando il figlio si è ribellato non lo ha costretto all’ubbidienza, ma ha permesso che facesse le sue esperienze negative, dolorose, umilianti e comprendesse, per mezzo di esse, quanto stolta fosse la sua condotta.

Siamo sempre responsabili delle nostre scelte. Il Padre celeste continua a amarci, ma lascia che sperimentiamo i risultati delle nostre scelte sbagliate. Continua a amare e, quando rientriamo in noi stessi, magari pieni di piaghe e di lividi, e capiamo che abbiamo peccato e lo confessiamo, chiedendo perdono, ci perdona. Allora le sue braccia, che erano sempre state tese verso di noi, si aprono e ci stringono incondizionatamente. Bello, no? (Leggi 1 Giovanni 1:8,9).

La gioia in cielo è grande quando un peccatore si ravvede, ha detto Gesù. 
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